L'indicatore prescelto è pari al Unità di lavoro irregolari sul totale delle unità di lavoro (%) di Fonte: Istat, Conti economici regionali
L'indicatore rappresenta la quota delle unità di lavoro irregolari sulle unità di lavoro totali. Secondo la definizione standardizzata a livello internazionale, il lavoro irregolare corrisponde alle attività continuative svolte senza il rispetto della normativa vigente: occasionali; svolte da persone che si dichiarano non attive in quanto studenti, casalinghe, pensionati; svolte da stranieri residenti e non regolari; plurime non dichiarate alle istituzioni fiscali.
Il fenomeno non riguarda unicamente le politiche dirette all'emersione, ma anche lo sviluppo territoriale. Su di esso possono avere influenza azioni della politica regionale in molteplici settori (dalla sicurezza alle politiche attive del lavoro, dagli incentivi alle imprese alla gestione delle aree di insediamento industriale, fino addirittura alla logistica merci, etc.).
Sono disponibili Tavole e grafici (xls, 625 Kb) per ciascun indicatore a partire dall'anno 2000. I dati sono costantemente aggiornati e riportano l'ultima annualità disponibile. Eventuali dati in serie storica precedenti l'anno 2000 sono consultabili nella banca dati DPS-ISTAT degli indicatori regionali per le politiche di sviluppo.
Per il Tasso di irregolarità del lavoro si osserva una rottura della serie storica tra il 2000 e il 2001 come conseguenza della revisione della Contabilità Nazionale ISTAT effettuata nel marzo 2008.
Unità di lavoro irregolari sul totale delle unità di lavoro (%)

Nota: Nel 2009 la media Mezzogiorno del tasso di irregolarità del lavoro è pari a 18,9. La Calabria rimane la regione in cui tale fenomeno si manifesta con la quota più elevata.
Unità di lavoro irregolari sul totale delle unità di lavoro (%)
Target per Mezzogiorno e Regioni Convergenza

Nota: I target Mezzogiorno e Regioni Convergenza sono ottenuti per combinazione dei valori obiettivo indicati dalle singole Regioni. Il tasso di irregolarità del lavoro si ridurrebbe per il Mezzogiorno dal 18,9 per cento (ultimo valore disponibile) al 16,8 per cento entro il 2013 e per le Regioni Convergenza dal 19,35 per cento al 17,6 per cento. Tali valori obiettivo sono comunque di gran lunga superiori rispetto al Centro-Nord (pari a 9,7 per cento nel 2009).